Didattica

Simili ma non uguali

Nebbia e Maccaia

Illustriamo le differenze e i motivi che portano alla formazioni di queste formazioni nuvolose a bassissima quota.

Noi liguri, quando si tratta di discutere della “Maccaia”, ci sentiamo a casa, proprio come i milanesi o, in generale, i “padani”, affettuosamente chiamati così quando si parla della nebbia. Tuttavia, queste due formazioni nuvolose rappresentano fenomeni atmosferici simili fra loro ma causati da contesti diversi e, pertanto, non possono essere confusi.

La Maccaia è uno strato nuvoloso a bassa quota, che si forma quando una corrente d’aria, con una temperatura simile a quella del mare, scorre sulla sua superficie, in un contesto quasi sempre anticiclonico. Questo flusso d’aria si carica inevitabilmente di umidità rilasciata dal mare, rimanendo però allo stato gassoso (non condensato). Successivamente, questo flusso umido incontra gli Appennini, che fungono da blocco orografico, costringendo l’aria a salire di quota per superare l’ostacolo.

E qui avviene la “magia”: l’aria, sollevandosi, crea una zona di depressione e si raffredda di circa 0,5/0,6°C ogni 100 metri di quota. Con temperature più basse e minor pressione, l’aria raggiunge il punto di condensazione e si formano cosi le nuvole.

 A quote più elevate, tuttavia, l’aria più calda e secca presente impedisce di mantenere il punto di saturazione precedente. Ecco perché sopra una certa quota la formazione nuvolosa si dissolve regalando giornate soleggiate e relativamente temperate (vedi fig. 1 del satellite MODIS e 2 di Limet) e come spesso si vedono dalle webcam meteo.

La nebbia, come quella che abbiamo sperimentato nei giorni scorsi in tutta la Pianura Padana, è invece causata dalla così detta “inversione termica”. Avrete sicuramente notato, anche attraverso i mezzi di informazione, come le temperature nelle città di pianura fossero particolarmente fredde rispetto a quelle quasi primaverili presenti in alta quota, anche oltre i 2000 metri. Questo fatto dovrebbe farci riflettere, perché fin dall’infanzia sappiamo che in montagna fa più freddo che in pianura. Tuttavia, non sempre è così, come dimostrano i casi come quello dei giorni scorsi.

Abbiamo assistito dapprima all’ingresso di aria moderatamente fredda che ha coinvolto tutto il nord Italia a tutte le quote (ricordate i -20° di Dobbiaco?). L’aria fredda, più densa e pesante si è accumulata nei bassi strati formando una sorta di “lago invisibile” di freddo che si è depositato al suolo.

Successivamente è arrivata aria molto calda in quota trasportata da un possente anticiclone subtropicale -alta pressione-. L’aria calda scorre sopra a quella fredda senza mescolarsi poiché c’è assenza di ventilazione, ma anche perchè completamente diverse dal punto di vista della loro densità. Dopo alcuni giorni, l’aria al suolo si carica di umidità e, grazie alle basse temperature e all’assenza di ventilazione, condensa formando la nebbia.

Nei bassi strati si registrano quindi temperture prossime allo zero mentre a quote più alte le temperture si alzano fino ad arrivare a +10°/15°C.

È interessante notare che la nebbia, nelle grandi città o vicino a zone industriali, fatica a formarsi e tende a creare dei veri e propri “buchi” causati da temperature leggermente più elevate, fenomeni che sono visibili anche tramite le immagini satellitari. (fig. 3)

Questi buchi sono causati dalle isole di calore, qui palesemente evidenti seppur in un contesto freddo come quello dei giorni scorsi; energia termica letteralmente buttata via ed emessa dalle nostre città che va ad innalzare localmente la temperatura circostante inibendo la formazione nebbiosa e che contribuisce a rendere l’aria inquinata nei bassi strati fino a formare precipitazioni nevose altamente inquinanti. (neve “chimica”)

Luca Pittaluga

Del 05-02-2024
autore: Luca Pittaluga
Maccaia Modis

FIG. 1 – Maccaia Satellite MODIS

Maccaia

FIG. 2 – Esempio di Maccaia Liguria. (foto Limet)

Nebbia Modis

FIG. 3 – Nebbia Satellite MODIS

Articoli Recenti